Aldo Rustichini ci spiega bene la "riforma" sanitaria negli Stati Uniti su noiseFromAmerika...
Bellissima la citazione Manzoniana:
"L' essere il pane a prezzo giusto, è per sé una cosa molto desiderabile; e pensò, e qui fu lo sbaglio, che un suo ordine potesse bastare a produrla."
Sull' aggressione subita da Berlusconi ieri a Milano, mi è piaciuto questo post di Claudio Velardi.
"So yes, the instruments of war do have a role to play in preserving the peace".
Barack Hussein Obama, discorso di accettazione del Nobel
Grazie a una mia collega di blog mi capita spesso di leggere Italians di B. Severgnini: la bibbia di tutti gli esterofili. Premetto che il sottoscritto si trasferirebbe in America immediatamente ma per altri motivi socio/culturali che nulla hanno a che vedere con tutti quelli riportati dalla rubrica in questione. In Italians non esiste lettera o risposta di Severgnini in cui non si accusi il governo italiano per la fuga di cervelli dall'Italia. Chi si trasferisce è un eroe mentre chi rimane è solo perchè non è riuscito ad andarsene. Si incolpa la ricerca, quasi del tutto assente, e il poco interesse delle massime autorità politiche nella materia. Peccato che lo stesso giornalista sia colpito dal tipico retaggio italiano.
L'errore commesso non è quello di incolpare lo stato per tutti questi problemi, è quello di credere che sia compito dello stesso risolverli. La ricerca è un chiaro esempio. In Italians si possono leggere numerose lettere di scienziati scappati dall'Italia per lavorare al MIT di Boston o in altri poli di ricerca: tutti privati. Quindi tutte le volte che si incolpa il governo di non investire in ricerca si commette un grossolano errore. Un altro esempio ci arriva sempre dagli Stati Uniti,attingendo dai dati già forniti dal nostro sito: lo stato americano è responsabile per il 4% dell'intera ricerca sui medicinali. Il resto è tutta opera dei privati. Quei privati mossi dal profitto e dall'avidità, le stesse persone che hanno permesso anche a noi italiani di vedere la televisione, avere un frigorifero, ecc... il tutto a basso costo. Ogni volta che vedo una lettera di questi "lumi" della scienza accusare lo stato per il loro esodo mi viene da ridere: non stanno scappando dall'Italia, stanno approdando a un sistema capitalistico in grado di remunerarli di più.
Tra i temi più caldi ci sono anche quelli legati al salario. Ma si ritorna ancora allo stesso problema. Anni di intervento statale e sindacati agguerriti hanno portato a un mercato del lavoro rigido; questo comporta disoccupazione. Ma gli effetti collaterali non si fermano: nuove forme di contratto, difficoltà nel trovare impiego, ecc... Se un impresa è obbligata a "tenerti" per la vita, vuole essere sicura di assumere la persona giusta quindi il processo di selezione sarà più lento e utilizzerà i tanto temuti stage, contratti a progetto e contratti di apprendistato. In Danimarca liberalizzando il mercato del lavoro, la disoccupazione è diminuita. Se un impresa investe capitale per lavoratore i salari saliranno. Se si impedisce ai salari di adeguarsi con le condizioni di mercato, le imprese avranno maggiori problemi e la disoccupazione sarà più alta.
In Italia l'errore è nel nostro retaggio: fascisti in principio, comunisti e preti per il resto del secolo. Viviamo nella convinzione che lo stato debba e possa intervenire in modo efficace. In America, terra delle libertà un tempo, ora grazie a Obama un pochino più simile a noi, la gente ragiona in modo opposto: perchè lo stato dovrebbe fare questo o quello?! La nostra è la mentalità sbagliata. Imposte alte, stato ovunque e reddito pro capite più basso rispetto a tutti i paesi maggiormente industrializzati. Essere rivoluzionali in Italia non vuol dire indossare una maglietta del "Che", idealizzandolo come il santo che non è mai stato, e gridare "potere al popolo". Essere rivoluzionari vuol dire credere nel libero mercato, sprecare ore a spiegare ai giovani di sinistra che l'interventismo non è un sistema economico, che non raggiunge i risultati prefissati, che impoverisce e che produce più danni che altro. Ogni giorno i nostri giornali, i nostri politici ci danno spunti per poter parlare per ore sui problemi dell'Italia, che non sono quelli riportati da B. Severgnini, sono altri, a monte. Diamo soluzioni e suggerimenti e nessuno ci ascolta. "Casualmente" tutte le problematiche da noi riportate si verificano sempre. Ma è facile essere di sinistra. E' facile promettere ai cittadini ciò che non può essere dato. E' facile credere nello stato come hanno fatto tutti i nostri avi. Credere nel mercato è la vera rivoluzione.
Hahaha!
Ma l' avete letta l' Andrea's Version del 3 Dicembre sul Foglio?
Ha ragione da vendere. Io detesto Sergio Romano!
Bellissimo il soliloquio immaginario di un partecipante immaginario al purtroppo vero No B - Day di oggi dello Schiavo di Tocqueville.
Direi che dice tutto più o meno.
A chi interessa il significato del mio titolo guardi qui....
Fantastico video dove si spiega facilmente il gioco dei subprime. Tuttavia occorre fare alcune precisazioni sulla prima parte del video. Il fatto che questa crisi fosse stata prevista da numerosi economisti austriaci non è un caso (riporto solo uno dei numerosi casi, prego notare la data).
Molti tenderanno erroneamente ad ignorare quella prima parte del primo video dove si discute del tasso di interesse. In tutti i fenomeni sociali c'è sempre una causa scatenante. I Keynesiani non se sono mai occupati, si limitano a dire che ci saranno sempre crisi perchè il mercato non è in grado di operare autonomamente. Essi si limitano a osservare i fallimenti a catena, senza comprenderli fino in fondo, e a proporre delle possibili soluzioni. Il fatto che i tassi vengano artificiosamente abbassati dalla FED e che nel mercato venga immessa molta liquidità altera la percezione degli agenti economici. I tassi, in un sistema di libero mercato, verrebbero determinati integralmente dalle preferenze dei partecipanti. Verrebbe a crearsi un tasso rappresentativo di ogni esigenza (tra cui quella temporale). Un decremento del tasso induce in errore gli agenti economici, spostando gli investimenti a monte, o meglio a capitale. Se il cambiamento nel tasso fosse dettato dal mercato non ci sarebbero problemi: gli investimenti andrebbero a buon fine. Occorre ricordare che gli austriaci non arrivano a descrivere il mercato come luogo perfetto privo di fallimenti. I fallimenti ci possono essere, e possono essere dovuti o al cambiamento di variabili strutturali (come la tecnologia) o al al singolo partecipante che, non essendo in grado di prevedere al meglio le preferenze dei consumatori, si trova a fallire. Torniamo ai nostri agenti economici: tutti gli investimenti a capitale sono stati fatti grazie all'enorme quantità di liquidità e all'espansione artificiosa del credito che viene percepita come cambiamento nelle preferenze del mercato. Tuttavia si tratta di una politica inflazionistica statale e non di esigenze reali del mercato. Le industrie che producono beni capitali si accorgeranno ben presto che i loro investimenti sono sbagliati, che ciò che avevano reputato profittevole non si rileva come tale, a causa di una carenza di domanda dei degli imprenditori loro clienti. Gli investimenti che si sono dimostrati rovinosi (indotti da una espansione del credito artificiosa) devono essere liquidati. La spiegazione convenzionale è data dal "sottoconsumo" , tuttavia questa teoria non riesce a spiegare come mai le industrie di beni capitali risentano maggiormente la crisi. Il periodo di liquidazione degli investimenti è la recessione.
L'espansione monetaria ha anche altre caratteristiche: trascurando per semplicità il fatto che ogni euro immesso sul mercato oggi, si trasforma in inflazione domani, la maggiore liquidità conduce anche a un incremento della propensione al rischio. Se poi è accompagnata dalle politiche di salvataggio dei governi centrali, diventa ancora peggio. Si trasforma in un opzione. Spieghiamo meglio: a causa del basso tasso di interesse siamo interessati a incrementare il nostro rendimento. Come primo step ci potremmo muovere su investimenti ad alto rendimento ma anche più rischiosi (non esiste la formula magica "alto rendimento, basso rischio"). Ora consideriamo il secondo intervento governativo: il salvataggio degli istituti finanziari o meglio di tutte le società. In caso si fallisca interviene lo stato (e di fatto si accolla le perdite); in caso si vinca ci becchiamo i guadagni. Una persona sana di mente investirebbe in strumenti pericolosissimi ad alto rendimento: se perde, lo stato si accolla l'investimento; se vince, diventa il nuovo eroe della finanza creativa. Se uno non ha niente da perdere e tutto da guadagnare, mosso anche dai propri competitors (ingannati dalla politica inflazionistica), sceglie per forza l'investimento più rischioso. Consideriamo un terzo intervento statale: l'assicurazione dei depositi. Con questa politica lo stato assicura ai depositanti una parte o tutto ciò che è depositato in caso di fallimento della banca. Normalmente un consumatore, conscio del fatto che lo stato assicura i propri depositi, non si cura della affidabilità della banca e si muove verso quelle più rischiose che offrono di più. Se la banca fallisce lo stato restituisce. Questo altera il libero mercato. In un sistema di depositanti avversi al rischio, in regime di mercato, premierebbero le banche sicure e trasparenti. In un mercato misto (con avversi ma anche propensi al rischio) si verrebbe a creare un sistema bancario ibrido. Questo non avviene a seguito dell'intervento dello stato.
Sulla base delle considerazioni precedenti, guardando le attuali condizioni di mercato (miliardi di miliardi di dollari stampati, tassi ai minimi storici, ecc..), cosa potete intuire del nostro futuro?
Senza parole: in che mani siamo.
Batta
P.S.: la teoria austriaca dei cicli economici è molto più complessa e lunga. Ho cercato di semplificarla al massimo e di spiegare tutto nel modo più semplice. Tuttavia ciò che può sembrare banale agli uomini della materia, potrebbe non esserlo per altri. Se ci fosse un punto poco chiaro o spiegato in modo troppo semplice sono disponibile a ulteriori chiarimenti.
I politici Italiani hanno sempre dimostrato di conoscere poco la teoria economica. Il partito Italia dei Valori ne parla poco. Sarà che l'economia non conta nulla per numerosi politici. Mettiamo ordine all'interno del partito di Di Pietro.
Lo stato non crea ricchezza e lavoro, sposta semplicemente ricchezza comprimendo o espandendo il proprio baraccone. Se il mercato privato farà incrementare i prezzi dell'acqua, lo farà in virtù degli alti costi incontrollati dello stato. Se i costi dello sfascio statale superano i ricavi, la perdita non sparisce perchè è il governo italiano a gestire ma perchè viene coperta con i soldi pubblici. Un esempio aiuta a comprendere il problema: il biglietto della metropolitana milanese costa 1€, con un sistema privato costerebbe molto di più. Costerebbe di più in principio per risanare lo sfascio e il degenero di una amministrazione pubblica e successivamente potrebbe costare di più per coprire tutti i costi. E' logico che il prezzo di un euro è puramente politico: difficilmente si potrebbe ottenere un guadagno. L'ATM (azienda trasporti milanesi) copre semplicemente le perdite con l'aiuto dello stato (dei nostri soldi, per questo abbiamo una tassazione a quasi il 50% del PIL). Quindi il fatto che lo stato faccia pagare di meno non vuol dire che lo possa fare grazie alle sue doti manageriali, ma che lo può fare attingendo a fondo perduto dalle nostre tasche.
Introduciamo il sistema di incentivi: lo stato non ha il minimo incentivo a dirigere una società secondo economicità e in modo efficiente; il privato sì. Mentre l'amministrazione pubblica è soggetta solo ai cambiamenti di governo, il privato è guidato da quel profitto tanto condannato dall'Italia dei Valori. E' proprio il profitto che permette al privato di fornire il migliore servizio possibile al minor costo. Lo stato invece deve fare finta di creare lavoro (sottraendo risorse al privato).
Mi sembra di capire che la rete idrica rimarrebbe comunque pubblica e che l'asta sarebbe fatta attraverso gare pubbliche. Quale è il problema? Resta solo il problema di ricreare il meccanismo di mercato della "scelta del consumatore". I consumatori non sono soddisfatti? Le società potrebbero fornire un servizio maggiore a un costo inferiore? Semplice, si cambia società. Allora le società, proprio grazie alla concorrenza potenziale e al rischio di perdere l'ingaggio, farebbero di tutto per fornire il servizio migliore al minor costo possibile. Lo stato invece cosa farebbe? Niente. Cercherebbe di dare lavoro al maggior numero di persone (gravando sul bilancio dello stato) non preoccupandosi delle esigenze dei consumatori: sarebbe comunque un monopolio imposto dallo stato.
Piccolo post sulle scemate che ha detto Donadidellitaliadeivalori stasera a Otto e Mezzo. Ma l' avete sentito?
Si parlava della privatizzazione degli acquedotti che forse questo governo si appresta ad approvare.
Alcuni commenti di Donadidellitaliadeivalori:
- "Ovunque si siano privatizzati i servizi pubblici si è assistito ad un peggioramento della qualità e ad un aumento dei prezzi",
- "Non si può affidare una questione così importante come l' acqua a gente che ci vuole guadagnare sopra" (così riuniamo due baggianate economiche in una frase sola: in primis che i guadagni siano una specie di sovratassa rispetto ai costi di produzione imposta arbitrariamente dai produttori cattivi e in secundis la credenza che nel pubblico ci sia "gente che non ci vuole guadagnare sopra" mentre chiunque, se fa un lavoro, anche gli impiegati pubblici, sperano di guadagnarci),
- "I privati non sono interessati all' efficienza al contrario del pubblico, ma solo ai guadagni" (vabbè, qui siamo al ridicolo, a parte le sensate esperienze che ogni cittadino Italiano ha del settore pubblico, a Donadidellitaliadeivalori non viene in mente che magari l' efficienza ai privati possa interessare per via della concorrenza?).
Queste sono solo le prime cose che mi vengono in mente: in 10 minuti ho sentito la summa di tutti i luoghi comuni e gli errori sul privato.
Bravo Donadidellitaliadeivalori.
Ecco la puntata:
Nel suo mandato, come prima cosa, Obama avrebbe dovuto interrompere la guerra. Bastano le promesse per vincere un premio Nobel per la pace.